STORIE IN TENDENZA. I social media e le storie virali

I social possono “cambiare il mondo”? Assolutamente sì, lo stanno già facendo in mille modi diversi, soprattutto se pensiamo alla capacità che i social media hanno di rendere le storie virali.

Per alcuni è un cambiamento positivo, per altri negativo. Alcuni ritengono che i social rendano l’informazione più libera, ampia e immediata, altri li percepiscono come uno strumento di espressione pericoloso se usato con troppa leggerezza. Da qualsiasi punto di vista li si consideri, però, è indubbio che abbiano modificato il nostro modo di comunicare e, di conseguenza, anche quello di fare pubblicità.

Proprio perché immediati e globali, i social media riescono a creare fenomeni virali a partire da un’idea spesso semplice. Così, in pochissimo tempo, è possibile scalare le classifiche e raggiungere le vette delle tendenze… come nel caso di Khaby Lame.

Khaby Lame ha 21 anni ed è l’italiano più seguito al mondo. La sua carriera da Tiktoker è cominciata durante la quarantena del 2020, ma è a partire dall’aprile 2021 che il suo profilo è decollato superando i settantacinque milioni di follower su TikTok e i ventiquattro milioni su Instagram (più della Ferragni). Con i suoi reaction video Khaby fa un’operazione (apparentemente) semplice: prende quei video in cui le persone fanno cose strane in modo insensato – sbucciare un cetriolo con i denti, per esempio – e riproduce le stesse azioni in modo pratico e veloce – sbucciare un cetriolo con un pelapatate.

Cosa c’è di esilarante in tutto ciò? La sua espressione e il gesto delle mani che chiude ogni clip.

Ma come è possibile, vi starete chiedendo, che i suoi sketch siano diventati virali rendendolo una vera e propria icona del web e portandolo sui megaschermi di Tokyo? La risposta sta nel fatto che i suoi video sono muti: la comunicazione è affidata esclusivamente alle immagini e alla gestualità rendendolo, dunque, universalmente comprensibile.

Non sorprende, con queste premesse, che sempre più spesso i grandi brand si adattino alle tendenze social del momento cavalcandone l’onda. Aperol lo ha fatto con il tormentone “Coincidence” di Handsome Dancer.

Ispirandosi ai video che hanno inondato le home di TikTok, l’azienda ha lanciato l’iniziativa “Toghether We Can Dance” per raccogliere fondi a sostegno degli infermieri che hanno lavorato in prima linea durante l’emergenza Covid-19. La sfida era semplice: un’esibizione di 15 secondi sulle note di Wow, you can really dance. Per ogni video ricevuto Aperol ha donato cento euro alla causa. Alla fine dell’iniziativa il risultato è stato un’enorme coreografia virtuale in cui ballerini, professionisti e non, si scatenano sulla propria personalissima pista da ballo.

Una meravigliosa iniziativa umanitaria, certo, ma non anche una trovata pubblicitaria creativa e divertente?

Spesso, però, accade il contrario. Quanti brand sono nati sul web e hanno raggiunto il successo grazie alla spinta della fanbase?

Uno degli esempi più interessanti in Italia è certamente quello di ClioMakeUp. Clio ha cominciato a pubblicare video su YouTube nel 2008 e, da allora, non ha più smesso. Chi, in Italia, non ha mai visto uno dei suoi tutorial o non ha mai sentito parlare di lei?

Be’ sì… qualcuno ci sarà sicuramente, ma non è un caso se nel 2012 sia approdata anche sul piccolo schermo con un programma su Real Time e nel 2018 sia riuscita persino a creare la sua personale linea di cosmetici. Tutto questo grazie ad una fanbase che oggi conta, su Instagram, tre milioni di utenti con più di un milione di iscritti su YouTube.

Ancora una volta, i tutorial sono semplici, alla portata di tutti e tutte e, soprattutto, costituiscono un concreto supporto per la vita quotidiana.

Non diverso è il caso Benedetta Rossi, nuova guru della cucina fatta in casa, approdata sul piccolo schermo dopo un’impennata della sua fanbase.

Come è arrivata a questo punto? La storia, in effetti, è abbastanza divertente. L’algoritmo ha voluto che i fan di Benedetta Parodi si siano imbattuti accidentalmente nelle video-ricette della Rossi. Il resto è storia… Benedetta Rossi ha in breve spodestato l’omonima nel cuore delle e degli italiani.

Ma torniamo ai social media e alla loro capacità di trasformare delle semplici intuizioni in veri e propri “tsunami”.

Il Fridays For Future sarebbe diventato un movimento globale se Greta Thunberg non avesse avuto uno smartphone a disposizione?

Probabilmente sì, ma con tempi molto più dilatati rispetto a quanto è accaduto. Non possiamo certo dire che la tutela del nostro ecosistema sia diventata una tendenza… almeno, non nella vita reale, altrimenti la “causa sarebbe già vinta” e il Pianeta tornerebbe a respirare. Ma, di certo, la possibilità di condividere in tempo reale questa lotta l’ha resa più concreta e stringente, soprattutto tra le giovani generazioni per cui piattaforme come Instagram e TikTok non sono molto diverse da quelle che, fino ai primi anni duemila, erano le piazze.

Greta Thunberg ha sempre trasmesso il suo messaggio in modo semplice, diretto e universalmente comprensibile.  Questi elementi sono stati decisivi per rendere una bambina con un’idea – e il coraggio di metterla in pratica – una vera e propria icona del nuovo millennio.

Il mondo virtuale, infatti, è diventato un palcoscenico per chiunque voglia raccontare qualcosa di sè: che siano selfie o video professionali, 140 caratteri o 15 secondi. Ma quando qualcuno riesce a raccontare, attraverso la propria immagine, la realtà e la società che lo o la circondano, ecco che ha trovato la chiave! In poco tempo conquisterà il cuore di milioni di utenti.

Sin dalle origini, infatti, l’essere umano ha sentito il bisogno di condividere storie, idee e stati d’animo, e con il tempo ha trovato modi sempre nuovi per farlo. Oggi i social media non solo rendono quest’azione più facile ed immediata ma, a tratti, addirittura necessaria. Quasi un’imposizione sociale che ci costringe a vivere su due piani: la realtà e il mondo virtuale.

Dunque, magari non possiamo dire che i social media abbiano cambiato il mondo, ma di certo hanno cambiato il nostro modo di vivere e comunicare: se ciò sia positivo o negativo, potete deciderlo voi.

Prima di fare la vostra scelta, però, vi lasciamo, con un’ultima suggestione: Bo Burnham e il suo nuovo spettacolo Inside, da poco su Netflix.

Bo Burnham è in tutto e per tutto figlio del quadro fino ad ora disegnato. Ormai trentenne, ha cominciato a fare video su YouTube nel 2006. Riadattava canzoni famose modificandone i testi in chiave comica. È bastato poco perché, dalla cameretta di adolescente, la sua comicità raggiungesse il palcoscenico, dandogli fama e rendendolo noto al grande pubblico. Oggi, con semplicità e arguzia, fa satira su quello stesso mondo che gli ha dato la spinta e che conosce molto bene.

Un po’ Oscar Wild del XXI secolo, un po’ “Truman Show pandemia edition”, nel suo inedito Inside Bo Burnham ci dà una panoramica lucida e a tratti spiazzante di come i social media abbiano trasformato e continuino a plasmare le nostre vite!

Nella sua condanna al potere dei social media e del world wide web, però, Bo Burnham crea una serie di contenuti che sa già diventeranno di tendenza e, probabilmente, virali. E i suoi contenuti funzionano perché partono da un’idea semplice e comune – la vita in lockdown – per poi trasformarsi in qualcosa di molto più grande: un’esperienza condivisa!

Quando un’idea è universale e universalmente condivisibile, state pur certi che ha buone probabilità di diventare virale!

Ecco perché prendersi cura delle idee è uno dei lavori più difficili e meravigliosi che esistano. E solo con l’impegno e la passione le idee si possono trasformare in vere e proprie storie.